Ludopatia, tra dati, cure e strategie

Ludopatia, tra dati, cure e strategie

Azzardopatia, gioco d’azzardo patologico e ludopatia: è questa l’altra faccia del gioco d’azzardo. Ad alimentarla è, senz’alcun dubbio, il gambling online, che sta facendo da vero e proprio traino al settore. In vetta però rimangono le slot machine, che rappresentano il casinò games preferito dagli utenti. Queste si attestano al 56%, mentre l’online al 16%. Dati comunque davvero molto importanti che dimostrano un grande successo.

Ma come nasce la ludopatia? Uno studio pubblicato sul blog di Filippo Romano spiega che tutto parte con la strategia del rinforzo intermittente. Questo consiste nel rafforzamento del comportamento che avviene in modo occasionale e non ogni volta che si produce. Alcuni partite vanno male, ma prima o poi arriverà quella che ripaga: è questo il ragionamento del giocatore compulsivo. È questa una sorta di dipendenza inconsapevole, nata anche dalla scarsità di informazioni sulle caratteristiche e la natura della patologia stessa.

L’azzardopatia è comunque anche frutto di fattori psicologici e genetici. La difficoltà sta in primis nel prevenirla, perché non la si conosce a pieno nella sua complessità. A mancare sono i mezzi sufficienti affinché ciò accada. A far riflettere è però anche il fatto che ad arricchire le fila dei giocatori dipendenti sono sopratutto i giovani. La fascia d’età è, in media, quella compresa tra i 18 e i 25 anniGli uomini giocano più delle donne e la formazione è prevalentemente quella universitaria.  Inoltre, stando a quanto detto da alcune ricerche, la ludopatia si svilupperebbe in circa 2 anni. Si tratta di un periodo solo relativamente e apparentemente lungo.

Ma il gioco d’azzardo patologico è un qualcosa di curabile e a cui si può mettere fine? Difficile dare una risposta certa e inopinabile. Ciò che è certo è che il giocatore deve assolutamente e totalmente prendere coscienza della sua situazione, della sua condizione e impegnarsi a pieno per cercare di risolverla, venendone così a capo. La terapia più efficace è, senza alcun dubbio, quella cognitivo-comportamentale. L’obiettivo  in questo modo è quello di rimuovere tutte quegli aspetti che portano a giocare. Una sorta di vero e proprio controllo degli impulsi insomma. Un qualcosa di non semplice, ma di risolutivo.

Ma che cosa stanno mettendo in atto Stato ed enti locali per contrastare lo sviluppo della ludopatia e prevenirla? La mente va subito a Roma. La lotta alla dipendenza da gioco d’azzardo è stato, fin dai primi giorni, uno dei capisaldi della giunta guidata da Virginia Raggi. Il regolamento adottato però sembra esser inutilizzabile. Questo perché restano aperte delle questione tecniche per il cui chiarimento sono necessari altri approfondimenti e altre norme. Fondamentale, ad esempio, sarebbe il censimento dei locali e delle sale da gioco. Le idee insomma ci sono. Occorre solo trovare il modo giusto per applicarle. E, tra l’altro, non si può non tenere conto dei vincoli statali. Ed è qui che spunta il solito problema del riassetto e della riorganizzazione del settore. E questo prima o poi s’avrà da fare.

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