Gas CFC: cosa sono e perché sono dannosi

L’acronimo CFC, che sta per Clorofluorocarburi, viene utilizzato per indicare delle sostanze chimiche costituite da atomi di carbonio, fluoro e cloro. I clorofluorocarburi sono stati creati nel 1928 e hanno trovato da subito largo impiego come sostanze refrigeranti alternative per elettrodomestici come i frigoriferi.

Successivamente poi si sono diffusi anche in forma di aerosol, propellenti per insetticidi, refrigeranti per condizionatori, balsami e prodotti per capelli, vernici, solventi, agenti espandenti per schiume e materiali per l’imballaggio. Con il passare del tempo però, complici gli effetti negativi che il loro utilizzo può avere sulla salute umana, si è iniziato a prestare maggiore attenzione anche alle conseguenze dei clorofluorocarburi sull’ambiente che ci circonda.

In particolare, è stato rilevato come i CFC abbiano contribuito alla progressiva distruzione dello strato di ozono atmosferico, rendendo più agevole per le radiazioni solari ultraviolette raggiungere la superficie terrestre.

Clorofluorocarburi: gli effetti sull’atmosfera

Come già detto, almeno fino agli anni 2000, i clorofluorocarburi o gas CFC sono stati ampiamente utilizzati soprattutto in prodotti come i refrigeranti per frigoriferi e impianti di condizionamento, i propellenti per gli aerosol o gli inalatori per l’asma. Grazie alla maggiore consapevolezza acquisita nei confronti dell’ambiente però il loro impiego è andato via via diminuendo, pur avendo lasciato degli strascichi non indifferenti in termini di impatto atmosferico.

L’atmosfera terrestre è suddivisa in cinque diversi strati: di questi il più importante è la stratosfera, dove si trova la maggiore concentrazione di ozono. La presenza dell’ozono nella stratosfera è essenziale per due motivi: da un lato per la produzione di calore, che si verifica quando i raggi ultravioletti provenienti dal Sole entrano in contatto con le molecole di ozono scomponendole. Dall’altro per la protezione della superficie terrestre dai raggi ultravioletti stessi che possono essere dannosi per la salute umana.

L’uso dei gas CFC ha contribuito alla riduzione dello strato di ozono a protezione della superficie terrestre perché nel momento in cui le radiazioni ultraviolette colpiscono i clorofluorocarburi questi si decompongono in fonti di cloro inorganico che accelerano la conversione delle molecole di ozono in ossigeno.

Si stima infatti che per ogni atomo di cloro che viene rilasciato vengano distrutte fino a 100000 molecole di ozono indispensabili, creando dei veri e propri buchi nella stratosfera conosciuti con il nome di “buchi nell’ozono”.

Tecnologie Ecosostenibili: eliminiamo i gas refrigeranti

Una volta compreso quanto possano essere dannosi per gli esseri umani, gli animali e la vegetazione i gas CFC è da subito evidente come negli ultimi anni si sia cercato il più possibile di trovare delle soluzioni alternative e sostenibili dal punto di vista ambientale.

Ai tradizionali impianti di condizionamento sono infatti andate ad affiancarsi soluzioni come i Raffrescatori Evaporativi, o adiabatici, dispositivi che permettono di rinfrescare e purificare l’aria senza ricorrere all’uso di gas refrigeranti e apprezzati per il consistente risparmio anche in termini di energia elettrica e consumo di acqua.

L’aria fresca che viene immessa nell’ambiente dai raffrescatori evaporativi è naturale al 100% perché filtrata da quella prelevata all’esterno da una ventola. Quest’aria, che è inizialmente calda, viene indirizzata verso un pannello interno che viene mantenuto costantemente bagnato; l’aria calda che entra in contatto con il panno bagnato evapora e produce aria fresca che viene così rimessa in circolo rinfrescando gli ambienti e permettendo di respirare aria più salubre senza alcun impatto ambientale.

Meta Title: CFC: perché sono dannosi per l’Atmosfera?

Meta Description: Gas CFC: le nuove tecnologie ecosostenibili puntano all’eliminazione di queste sostanze in favore di processi naturali e a basso impatto ambientale!

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